05 set 2005

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Cindarella Man
di Ron Howard, scritto da Hollingsworth-Goldsman, fotografia di Salvatore Totino, con Russell Crowe, Renee Zellweger, Paul Giamatti
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Speciale Venezia.
Soldato Howard. A rapporto!
di Alessandro Tovani

nei momenti di difficoltà ciascuno deve fare la sua parte. Ecco che Ron Howard imbraccia la cinepresa e ci regala un capolavoro di retorica: "Cindarella Man".

Abbiamo amato Ron Howard. E lo abbiamo amato perchè era americano.
Era una questione di giubbotti, con l'insegna dell'università. Era il juke-box, il rock'n'roll, erano le ragazze dalle pettinature impossibili. Era Arnold, gli hamburger, i frullati.
E noi abbiamo amato quell'America, forse perchè eravamo piccoli, forse perchè era il Sogno, forse per entrambi i motivi.

Oggi Ron Howard continua a servire il suo Paese. Non ci sono più i lustrini e i drive-in, i giubbotti di pelle e i chopper. C'è invece un'America agonizzante come non mai.
E nei momenti del bisogno ciascuno deve fare il suo dovere.

"Jimmy J. Braddock", dicono le note di produzione di Cindarella Man, il film che stiamo lentamente andando a recensire, "era un pugile che non lottava per una causa, per fama o per vittoria personale, bensì faceva semplicemente tutto ciò che era in suo potere per prendersi cura di coloro che amava".
Poteva un eroe migliore di questo servire alla causa del soldato Howard?

Cindarella Man è un film quasi perfetto. Perfetta è la sceneggiatura (Hollingsworth e Goldsman), la fotografia (Salvatore Totino), gli interpreti (Russell Crowe e Renee Zellweger e Paul Giamatti). Pulita la regia di Ron Howard (anche tra i produttori del film).
Inutile quindi perdere troppe chiacchere. I lavori di Howard sono spesso piatti ma formalmente ineccepibili (e del resto è quello possiamo aspettarci dai film di Richie Cunningham).

Ma il punto sta altrove.

Tutti i regimi, nei momenti di difficoltà, hanno fatto film di propaganda per spingere il popolo ad arruolarsi e a combattere il nemico. Nella guerra dei giorni d'oggi, i soldati servono a poco, molto più utile essere in sintonia con la cultura dominante e non rompere troppo le balle ai governanti di turno.
Stiamo esagerando?

Nel bel mezzo del film, Joe Gould (l'allenatore del Jimmy-Cindarella Man, interpretato dall'ottimo Paul Giamatti) legge un articolo di giornale al pugile: "... perchè Jimmy J. Braddock rappresenta una speranza per tutti gli Americani, anche nei momenti difficili si può e si deve combattere fino in fondo, per le cose in cui crediamo".
Questo eccesso di didascalicità (ad uso, crediamo, degli Americani meno istruiti) racchiude il senso ultimo e vero del film.
Jimmy J. "Cindarella Man" Braddock è una brava persona. Pugile di successo alla fine degli anni '20, rimane travolto, come tutti, dalla grande crisi. Gli staccano la luce, deve allontanare i figli, chiederà l'elemosina ma mai ruberà, mai commetterà niente di impuro: lui è Americano. Passati gli anni bui la fortuna torna a sorridergli, di nuovo sul ring vince incontro dopo incontro, fino al titolo mondiale. I bravi ragazzi Americani hanno il futuro assicurato.
Ma non basta. C'è lo stucchevole ruolo della comunità, tutta stretta intorno al campione in difficoltà; ci sono gli scaricatori di porto che lo amano; la comunità religiosa che prega per lui; mogli e figli, parenti e amici. Ai bravi ragazzi Americani vogliono tutti bene.

Retorico all'ennesima potenza sembra un film stalinista sulle bontà del comunismo o un documentario nazista sulla bella aria che si respira nei campi di concentramento. Cindarella Man è il tentativo ben riuscito di costruire un modello d'uomo a cui cercare di uniformare gli Americani tutti: bravo, incorruttibile, fedele nel sistema (restituirà anche i soldi del sussidio di disoccupazione: "altri ne avevano bisogno" dirà). Infine, vincitore.

Per anni l'America ha investito in film d'esaltazione del mito Americano. Ma nessuno, a nostra memoria, ha calato mai fino a questo punto i pantaloni. Esistevano delle maschere: un paesaggio incantevole, una carica poetica, una lieve vena critica. Si isolavano i buoni e i cattivi.
Cindarella Man contro ogni pudore si mostra per quel che è: niente di più che un film di propaganda per affermare il modello dell'Americano Perfetto.

Il film è uscito oltreoceano a giugno (a proposito: che senso ha proiettarlo a Venezia?) e ci consola leggere che i dati del botteghino sono assai deludenti rispetto alle premesse.
Forse è un segnale che anche gli americani stanno cominciando a stufarsi di essere presi in giro da operazioni come queste. E il soldato Ron, andando avanti così, rischia di dover essere assegnato ad altro incarico.

 

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