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Il giardiniere tenace di Fernando Meirelles, scritto da Jeffrey Caine da un romanzo di John Le Carrè, fotografato da Cesar Charlone. Con Ralph Finnies e Rachel Weisz |
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Non svegliate il giardiniere che dorme
di Alessandro Tovani
Case farmaceutiche, diplomatici viscidi e una storia d’amore postuma nel film di Meirelles “Il giardiniere tenace” tratto dal romanzo di Le Carrè
Che progetto difficile questo della Focus Features e del produttore Channing-Williams. Un tema scottante ma mai affrontato fino in fondo (lo strapotere delle società farmaceutiche), una storia d’amore postuma (tra un vivo e una morta, diremo meglio più avanti), una critica feroce al governo britannico (e a tutti i governi occidentali), un regista brasiliano schizzato e visionario (è Fernando Meirelles autore di City of God nominato all’Oscar nel 2002). E un bestseller di Le Carrè (nella foto qui accanto), erroneamente ritenuto scrittore di genere, punto di partenza per molti film di genere (La spia che venne dal freddo, La casa Russia, Il sarto di Panama…).
Justin e Tessa abitano in Kenya. Lui lavora all’Alto Commissariato Britannico, cura le piante (in ufficio come nella loro bella casa nei quartieri-bene) e guarda la moglie, incinta. Tessa è giovane, aggressiva, rivoluzionaria. Vuole per forza partorire dove partoriscono le donne africane e scopre un losco traffico. Tessa perde il bambino e concentra tutte le sue attenzioni sulla politica. Justin non vuole (o non riesce) a stare accanto alla moglie e si allontanano sempre di più. Dopo la morte di lei, Justin capisce quanto forte era il loro amore, subentrano i sensi di colpa per averla abbandonata in una così pericolosa ricerca e parte anch’egli, lancia in resta, nella sua guerra contro le multinazionali farmaceutiche.
Già, le multinazionali farmaceutiche. Stando La Threebees produce farmaci che salveranno il mondo dalla tubercolosi ma per risparmiare tempo e denaro, iniziano a sperimentarli dove nessuno può lamentarsi: in Africa. Con la scusa di provare a guarire malati terminali si nascondono i morti e si accrescono i profitti, coperti da politici corrotti e diplomatici occidentali compiaciuti.
L’Alto Commissariato è proprio la tana delle mediocrità umane. Diplomatici impeccabili all’esterno e ciniche nullità all’interno. La bandiera che sventola nasconde i peggiori sfruttamenti e dietro le rigide procedure mascherano le loro incapacità di politici e di uomini.
Le Carrè costruisce Il giardiniere tenace su questi tre livelli, capace come pochi di dare spessore ai personaggi secondari ed intrecciarne le vicende in una unica e complicata matassa.
Per lo sceneggiatore Jeffrey Caine e per il regista Fernando Meirelles, il compito di ridurre tutto questo sullo schermo non è affatto facile. Ne esce infatti un film rarefatto dove gli elementi ci sono tutti ma spesso scollegati. Vorremmo non aver già letto il libro per essere sinceri fino in fondo se davvero si capisce il senso di colpa di Justin, il gioco sporco della Threebees, il ruolo subdolo dei diplomatici britannici. L’impressione è che un po’ di confusione ci sia.
Ma, è bene dirlo con chiarezza, Il giardiniere tenace di Meirelles non è un film di genere. Gli appassionati di spy-story o di film d’azione non troveranno i clichè a cui sono abituati. Qui troviamo soprattutto colori iper saturi, movimenti di macchina isterici, dissolvenze in bianco, campo-controcampo mossi e con inserti di montaggio esterni…
C’è molta tecnica nel modo di girare di Meirelles e nella fotografia del fido Cesar Charlone. La scena d’amore fra Justin e Tessa, con sfondo bianco e un montaggio frenetico e bellissimo; l’ultimo saluto tra i due prima della morte di lei, con Tessa che si allontana dissolvendo in bianco mentre Justin sventola il fazzoletto; le scene dei bambini e delle baraccopoli, coloratissime e riprese saturando i colori.
Se ciò è vero, un po’ di confusione nella sceneggiatura non riduce il valore del film, più visionario, appunto, che documentaristico. L’amore tra i due, tutto flashbacks e ricordi del bravo Ralph Fiennes, è ben reso così come affiora la tristezza per lo stato in cui versa il continente africano e l’ottusa noncuranza dei governi occidentali.
Se di film visionario si tratta, però, indulgere eccessivamente sui bambini che ridono o sulle baraccopoli sudice rischia di confondere, arrivando forse a dire troppe cose in troppi modi diversi.
Il giardiniere tenace, che uscirà a breve nelle sale italiane grazie alla Bim, è un bel film. Certo complesso (sia visivamente che tematicamente) ma che ci regala una bella storia d’amore nel contesto malato dei rapporti fra occidente e africa.
Ci regala anche una magnifica redenzione: il diplomatico britannico che per amore di sua moglie, dell’Africa o, semplicemente, per lenire i sensi di colpa, decide che le cose stanno andando nel senso sbagliato e si sacrifica fino in fondo. E questa è anche una magnifica lezione.
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