11 dic 2005

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Le cronache di Narnia
Regia: Andrew Adamson Sceneggiatura: Andrew Adamson, Ann Peacock, Christopher Markus, Stephen McFeely, tratto dal romanzo di C.S. Lewis Cast: Tilda Swinton, James McAvoy, Georgie Henley, Skandar Keynes, Anna Popplewell, William Moseley, Rupert Everett, Ray Winstone, Dawn French, Liam Neeson (voce di Aslan), Jim Broadbent Fotografia: Donald McAlpine Montaggio: Sim Evan-Johnes, Jim May Scenografia: Roger Ford Costumi: Isis Mussenden Trucco: Howard Berger, Gregory Nictoero Musica: Harry Gregson-Williams Effetti speciali: Dean Wright Suono: Ethan Holzman, F. Hudson Miller Produttori: Mark Johnson, Philip Steuer Produzione: Walt Disney Pictures, Walden Media Distribuzione internazionale: The Walt Disney Company Distribuzione: Buena Vista International Italia USA, 2005 - 125’, 35mm, colore
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di Davide Verazzani

"Le cronache di Narnia" è l'ultimo atteso film di Natale della Disney

Attesissimo da adulti e bambini, è stato presentato a Courmayeur, in anteprima nazionale assoluta, il film “Le cronache di Narnia”, con cui la Disney si accinge a riprendersi quel dominio del mercato natalizio da cui negli ultimi anni è stata scalzata grazie alle magie di animazione di Dreamworks e compagnia.
Tratto dal primo romanzo della saga di C.S.Lewis, uscito nel 1950 e subito divenuto un best seller in tutto il mondo, il film narra le vicende di 4 fratelli (2 maschi e 2 femmine) che, sfollati nella campagna inglese, a casa di un misantropo professore e di un’arcigna governante, durante i bombardamenti nazisti su Londra, scoprono un “passaggio segreto” nel fondo di un vecchio armadio che conduce direttamente nel fantastico mondo di Narnia, colmo di esseri mitologici (fauni, centauri) e di animali parlanti. Narnia è sotto un incantesimo di una strega malvagia, che ha portato un inverno che dura da 100 anni usurpando il legittimo trono del regno, ma una profezia avverte che l’arrivo di 4 umani potrebbe riportare pace e prosperità. Guidati dal saggio leone Aslan, i 4 condurranno le armate ribelli alla vittoria, e saranno nominati re e regine di Narnia. Salvo poi, per puro caso e dopo tanti anni, ritrovare il passaggio che riporta alla realtà.
Di primo acchito, il film è stupefacente: effetti speciali sorprendenti rendono il lavoro del regista, Andrew Adamson (il trionfatore di “Shrek” e “Shrek 2”) addirittura secondario, e gli animali parlanti (in special modo il leone Aslan) rendono le creazioni più recenti di computer grafica simili a goffi esperimenti di neofiti.
Nonostante quello che si possa pensare (e nonostante l’amicizia che collegava i due autori) poco o nulla ha a che spartire “Narnia” con la saga tolkieniana del “Signore degli anelli”: il mondo fantastico di Tolkien è molto più complesso di quello di Lewis, e riproduce in piccolo stili ed azioni tipicamente umane, pur trasfigurate nel mito; il fulcro del libro di Lewis è invece la lotta sempiterna tra bene e male, tra luce e tenebre, tra estate ed inverno, e la battaglia conclusiva della pellicola non ha né la forza né la pesantezza di quelle descritte da Jackson nella trilogia cinematografica dedicata al capolavoro di Tolkien. L’universo di Lewis è forse destinato a persone dal cuore più puro, indipendentemente dall’età anagrafica, e più pronto all’emozione semplice, ed in questo senso è anche più onesto: all’onore ed al mistero magico si sostituiscono la fratellanza e la ricerca dell’unione, amicale o familiare, ed il Male ha molte meno frecce al suo arco. Si può dire che Adamson, a differenza di Jackson, ha voluto creare una fiaba, per una volta, non dark, ma più simile a quelle che ci hanno cresciuto da bambini.
Notevolissime le rassomiglianze della pellicola con la saga di “Star wars” (e d’altronde Lucas non ha mai nascosto di essersi ispirato proprio ai libri di Lewis per la costruzione del suo mondo), e addirittura vicino al plagio la scena finale dell’incoronazione (in cui Chewbecca viene sostituito da Aslan, ma tant’è: sempre di animali pelosi si tratta!).
Come spesso accade in questi casi, sono gli attori in carne ed ossa a farne le spese: i quattro ragazzi, così simili ai protagonisti di Peter Pan, non riescono a ritagliarsi uno spazio adeguato dove far risaltare le loro doti attoriali, e sono solo banali strumenti nelle mani di una vicenda più grande di loro.
Non ci vuole molto a pensare che “Le cronache di Narnia” diventerà un campione d’incassi in tutto il mondo: non solo la massiccia operazioni di marketing della Disney, ma anche l’universalità della vicenda fa propendere per farlo diventare un blockbuster epocale. E per una volta, anche da un punto di vista qualitativo vi è poco da obiettare.

 

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